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Dalle cicatrici di Vaia rinasce la “Foresta delle Stelle”

La notte tra il 28 e il 29 ottobre 2018, il ciclone “Vaia” si abbatté con forza inaudita sul Nord Italia, colpendo principalmente le Alpi del Trentino, il Triveneto, le Prealpi e alcune zone della Lombardia orientale. Questo evento meteorologico estremo ha lasciato un'impronta profonda sull'ambiente alpino, con venti che hanno superato i 200 km/h e piogge eccezionali. I danni al territorio e alle comunità furono immensi: si stima che oltre 14 milioni di alberi siano stati abbattuti, causando perdite economiche superiori ai 3 miliardi di euro.

A complicare ulteriormente la situazione, già precaria a causa del legname abbattuto che perdeva valore e di un territorio in rovina, si è aggiunta la proliferazione del bostrico. Questo coleottero autoctono, la cui funzione è solitamente quella di decomporre la vegetazione morente, ha trovato nei milioni di alberi caduti un ambiente ideale per la sua riproduzione. Favorito da inverni miti ed estati sempre più aride e prolungate, l'insetto ha moltiplicato le sue generazioni (fino a 3-4 all'anno invece di una), creando gallerie sotto la corteccia degli alberi e compromettendo la circolazione della linfa, estendendo così la devastazione oltre i confini iniziali della tempesta. Tuttavia, di fronte a queste sfide imponenti, le comunità colpite hanno dimostrato una straordinaria capacità di ripresa, trasformando la calamità in un'occasione di sviluppo e di rinnovamento ecologico. Negli otto anni successivi, sono emersi numerosi progetti volti a rigenerare i territori danneggiati da Vaia, focalizzandosi sulla riforestazione, sul recupero dei materiali abbattuti secondo i principi dell'economia circolare, e sulla creazione di un legame tra la cura dell'ambiente terrestre e l'osservazione celeste.

Nella Val di Fiemme, una delle zone più gravemente colpite dalla tempesta del 2018, è stato avviato il progetto “From wounds to wonder: rebuild, reforest, reconnect”. Questa iniziativa, nata dalla collaborazione tra WOWnature di Etifor (spin-off dell'Università di Padova) e la Magnifica Comunità di Fiemme, con il supporto della Fondazione dei Dipendenti del Gruppo VELUX e di VELUX Italia, si traduce nel più evocativo nome di “Foresta delle Stelle”. L'intervento, che ha avuto inizio e prevede il completamento entro l'autunno del 2027, si estende su una superficie di 10 ettari e prevede un'attenta opera di riforestazione. La selezione delle specie è fondamentale: verranno piantati circa 15.000 nuovi alberi nativi, tra cui larici, abeti rossi, pini silvestri, betulle e aceri montani. Questa metodologia mira a replicare i processi naturali di rigenerazione forestale, per creare un bosco misto e resiliente, essenziale per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Il progetto include anche il ripristino dell'accessibilità e del valore storico del territorio, attraverso la riqualificazione del sentiero E339, un'antica mulattiera militare che congiunge la Valmaggiore al Lago di Moregna. Verrà migliorata la sicurezza e la percorribilità del sentiero, con interventi sul fondo e la realizzazione di canalette e scalini nei tratti più ripidi. Inoltre, sono previsti due punti panoramici, costruiti utilizzando il legname recuperato dagli abbattimenti causati da Vaia.

Il nome “Foresta delle Stelle” racchiude un significato poetico che evoca il legame intrinseco tra il nostro pianeta e il cosmo. La distruzione di parte del manto forestale a causa di Vaia ha, paradossalmente, aperto nuove prospettive per ammirare il cielo notturno. Questa ferita nel paesaggio si è trasformata in un'opportunità per sviluppare un percorso di divulgazione scientifica, sia virtuale che fisico, in collaborazione con gli esperti del progetto “Chi ha paura del buio?” e dell'Università di Padova. Il programma prevede l'installazione di pannelli informativi dedicati alla crisi climatica e all'astronomia, oltre all'organizzazione di serate guidate di osservazione delle stelle. Come evidenziato da Etifor, “Prendersi cura della natura è l'unico modo autentico per ristabilire un legame con essa”, trasformando così il ricordo di un disastro in una risorsa per affrontare con consapevolezza le sfide future del nostro Pianeta. La tempesta Vaia, come recentemente sottolineato da Matteo Miluzio, astronomo di “Chi ha paura del buio”, in un video girato nei pressi delle zone ancora segnate, è stata un “evento meteorologico estremo amplificato dal riscaldamento globale”, un chiaro segnale dei cambiamenti che potremmo affrontare in futuro.

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