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L'Epica Conquista del Fitz Roy: La Storica Ascensione di Terray e Magnone
Nell'aspro panorama della Patagonia, settant'anni fa si compiva un'impresa alpinistica di portata storica. Il Monte Fitz Roy, con la sua imponente struttura granitica, già noto agli indigeni come 'Chaltén', la 'montagna fumante', divenne il palcoscenico per la memorabile prima ascensione. Gli alpinisti francesi Lionel Terray e Guido Magnone, affrontando condizioni estreme e sfide inaudite, incisero i loro nomi nella storia dell'alpinismo, trasformando una vetta quasi inaccessibile in un simbolo di trionfo umano e determinazione.
La spedizione che portò alla conquista del Fitz Roy fu il culmine di anni di esplorazioni e tentativi falliti da parte di audaci pionieri. Prima del successo francese, esploratori come Friedrich Reichert avevano sondato le vaste e inesplorate regioni patagoniche, tracciando le prime mappe e aprendo la strada a successive imprese. Anche alpinisti italiani avevano provato a domare la montagna, lasciando il segno con denominazioni come la 'Brecha de los Italianos'. La narrazione di Terray, 'I conquistatori dell'inutile', cattura l'essenza di questa epopea, rivelando il profondo impatto emotivo e fisico di un'ascensione che spinse gli uomini ai limiti delle loro capacità.
L'Inizio dell'Avventura Patagonica: Esplorazioni e Primi Tentativi
La Patagonia, regione selvaggia caratterizzata da sterminate pampas, ghiacciai scintillanti e fiordi profondi, divenne un polo d'attrazione per esploratori e coloni a partire dalla metà del XIX secolo. Tra questi, si distinse il chimico alsaziano Friedrich Reichert, emigrato a Buenos Aires nel 1904. Reichert, noto come Federico dagli argentini, intraprese tra il 1913 e il 1914 la prima di otto spedizioni nella regione, esplorando laghi e monti, attraversando il Lago Argentino e il ghiacciaio Moreno, e raggiungendo le vette del Tronador. Le sue imprese aprirono la strada a future esplorazioni, inclusa quella del salesiano piemontese Alberto Maria De Agostini, che conquistò il Cerro San Lorenzo.
Nel 1937, alpinisti italiani come Ettore Castiglioni, Giovanni 'Titta' Gilberti e Leo Dubosc effettuarono il primo tentativo di ascensione al Fitz Roy, raggiungendo un punto che oggi porta il nome di Brecha de los Italianos. Negli anni successivi, tra il 1947 e il 1949, l'austriaco Hans Zechner tentò la vetta da ovest, ma si ritirò, descrivendo la montagna come 'fantastica, grandiosa, molto più difficile di quel che avevo immaginato'. Solo negli anni Cinquanta, con l'avanzamento delle tecniche alpinistiche, le pareti di granito della Patagonia, così come le muraglie del Grand Capucin e del Dru nel massiccio del Bianco, cominciarono a essere affrontate con successo. Questo periodo vide anche i francesi primeggiare con le prime ascensioni all'Annapurna nel 1950, e in seguito al Makalu e alla parete Sud dell'Aconcagua nel 1955. La conquista del Fitz Roy si inserisce in questa serie di grandi vittorie, con il racconto di Lionel Terray nel suo celebre 'I conquistatori dell'inutile' che ne immortala l'epos.
L'Epica Ascensione: La Battaglia Finale di Terray e Magnone contro il Fitz Roy
L'organizzazione della spedizione al Fitz Roy fu un'impresa ardua, che richiese notevoli sacrifici personali da parte dei partecipanti. Nonostante i fondi derivanti dai successi precedenti, come la vittoria all'Annapurna narrata da Maurice Herzog, il Club Alpino Francese esitava a investire pesantemente, per non compromettere il tentativo all'Everest previsto per il 1954. René Ferlet, Lionel Terray, Guido Magnone, Louis Depasse, Louis Lliboutry e Georges Strouvé furono costretti a contribuire economicamente, con Terray che investì metà dei suoi risparmi e Magnone che vendette il suo trattore. Anche il medico e alpinista Marc Azéma coprì parte delle spese. A Buenos Aires, la spedizione fu arricchita dalla partecipazione dell'alpinista argentino Francisco Ibañez e ricevette l'appoggio del presidente Juan Domingo Perón. Tuttavia, l'inizio della missione fu funestato dalla tragica morte di Jacques Poincenot, annegato nel Rio Fitz Roy.
Durante la spedizione, mentre Louis Lliboutry realizzava una dettagliata mappa topografica della zona e dedicava le guglie rocciose ai pionieri dell'aviazione francese, gli altri alpinisti procedevano verso la vetta. La fase iniziale dell'arrampicata non presentava difficoltà estreme, ma una parete di ghiaccio di 300 metri costrinse la squadra francese a un impegno prolungato, attrezzando interamente la via. Dopo venti giorni di maltempo che fecero vacillare la determinazione del gruppo, il 1° febbraio, Terray e Magnone partirono per la cima. Nonostante avessero a disposizione attrezzature migliori rispetto ai tentativi precedenti, la parete si rivelò estremamente ostica, richiedendo un'intera giornata per attrezzare appena centoventi metri. Il giorno seguente, con condizioni meteorologiche ottimali, i due alpinisti affrontarono una difficile arrampicata su placche, diedri e fessure. Di fronte a uno strapiombo apparentemente insuperabile, e con i chiodi quasi esauriti, la sconfitta sembrava imminente. Fu allora che Terray, ricordandosi di un piccolo chiodo usato per aprire una scatola di sardine, lo recuperò dal suo zaino. Magnone riuscì a piantarlo nell'unica fessura disponibile, consentendogli di superare l'ultimo ostacolo e raggiungere la cresta sommitale. Sotto un vento impetuoso, Terray, con i ramponi, proseguì su un pendio innevato, mentre Magnone lo seguiva con grande difficoltà. Finalmente, su una cresta 'molto larga e molto sicura', i due alpinisti giunsero alla vetta a 3441 metri. Dopo un emotivo abbraccio, lasciarono un moschettone come testimonianza della loro impresa e iniziarono la pericolosa discesa. Anni dopo, Terray scrisse che la conquista del Fitz Roy lo aveva spinto 'più vicino ai limiti della mia forza e del mio coraggio', sottolineando come la montagna fosse 'più complessa, rischiosa e snervante di qualsiasi ascensione sulle Alpi'. Marc Azéma, con maggiore concisione, affermò che l'ascensione 'ha distrutto tutte le leggende, e supera ogni comprensione'.
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