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Nuove Regolamentazioni per le Spedizioni sull'Everest e Altre Vette Himalayane
Il panorama dell'alpinismo himalayano sta per subire significative trasformazioni, con nuove normative introdotte dall'Assemblea Nazionale di Kathmandu che renderanno l'accesso all'Everest e ad altri 'ottomila' nepalesi più oneroso e selettivo per gli scalatori internazionali. Queste disposizioni, che entreranno in vigore tra l'autunno e il 2027, impongono un aumento dei costi dei permessi e richiedono agli aspiranti scalatori dell'Everest di aver già conquistato una vetta di almeno settemila metri all'interno del Nepal.
Le modifiche legislative, approvate all'unanimità dall'Assemblea Nazionale, necessitano ancora del via libera della Camera dei Rappresentanti e della firma del Presidente della Repubblica prima di diventare pienamente operative. Questa nuova legge, a differenza delle precedenti regolamentazioni ministeriali o locali, avrà un peso nazionale e mira a migliorare la sicurezza e la sostenibilità delle spedizioni. L'aspetto più rilevante è l'introduzione di un requisito di esperienza: per affrontare il 'Big E', gli alpinisti dovranno aver già scalato un 'settemila' in Nepal, escludendo cime simili situate in altri paesi o vette nepalesi di minore altitudine.
Questo requisito non considera sufficienti ascensioni a montagne di prestigio come il Pik Lenin in Kirghizistan, il Muztagh Ata in Cina, o lo Spantik in Pakistan. Anche cime rinomate come l'Ama Dablam, pur essendo impegnativa e iconica, non soddisferanno il nuovo criterio, in quanto leggermente sotto i settemila metri. Questa direttiva ha già spinto le agenzie di trekking a proporre più spedizioni a 'settemila' nepalesi, come il Baruntse e l'Himlung Himal, per consentire agli alpinisti di acquisire l'esperienza necessaria per le future ascese all'Everest.
Le agenzie, sia locali che internazionali come Adventure Consultants, stanno promuovendo le spedizioni del 2026 come l'ultima opportunità per tentare l'Everest senza il nuovo prerequisito del 'settemila' nepalese. Va sottolineato che anche l'ascensione di uno degli 86 'settemila' nepalesi, sebbene preparatoria per l'Everest, rappresenta di per sé una sfida notevole, richiedendo attrezzature adeguate e logistica complessa, e si prevede che aumenterà i guadagni per le agenzie locali. Oltre ai costi, è previsto l'obbligo di un certificato sanitario recente, esteso a Sherpa, portatori d'alta quota e ufficiali di collegamento, e l'istituzione di un fondo ambientale, finanziato da un deposito di 4.000 dollari che verrà restituito se i rifiuti saranno riportati a valle.
I costi dei permessi sono stati rivisti nel 2025: per l'Everest, una normale ascensione in alta stagione costerà 15.000 dollari, mentre per altre vie 10.000 dollari. Le altre cime di ottomila metri in Nepal, come Makalu, Kangchenjunga, Lhotse, Annapurna e Dhaulagiri, avranno un permesso di 3.000 dollari, con il Manaslu a 1.500 dollari. I 'settemila' nepalesi richiedono un permesso tra 500 e 1.000 dollari. In Pakistan, scalare il K2 in estate è significativamente più economico, con un costo di 3.500 dollari, meno di un quarto rispetto all'Everest, sebbene la stagione successiva ai monsoni veda un crescente interesse per vette di minore altitudine ma ugualmente impegnative, spesso teatro di spedizioni di grande rilevanza alpinistica.
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