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Profondità Inesplorate: Nuovo Primato di Immersione nella Grotta di Ponte Subiolo
Un nuovo traguardo è stato raggiunto nella risorgenza carsica dell'Elefante Bianco, situata a Ponte Subiolo, nel comune di Valbrenta (Vicenza). L'esploratore subacqueo polacco Bartłomiej Pitała, a capo del BAD Exploration Team, ha stabilito un nuovo record di profondità, toccando i -292 metri. Questa impresa, che ha richiesto circa otto ore tra immersione e decompressione, supera il precedente limite di -227 metri, stabilito dallo stesso Pitała nel febbraio 2024. La grotta si conferma così la sorgente sommersa più profonda d'Italia e si posiziona tra le più profonde a livello mondiale ad essere esplorate con immersioni umane.
La grotta dell'Elefante Bianco, che si apre nel suggestivo laghetto di Ponte Subiolo lungo il fiume Brenta, è alimentata dal vasto sistema idrico dell'Altopiano di Asiago. L'ambiente subacqueo è caratterizzato da acque fredde, con temperature tra gli 8 e i 9 °C, e da imponenti pozzi verticali che rendono l'avanzamento estremamente tecnico e impegnativo. Queste peculiarità hanno reso la grotta un punto di riferimento per la speleologia subacquea europea per decenni, attirando esploratori da ogni parte del mondo. Le esplorazioni della grotta hanno visto progressivi avanzamenti di profondità: dagli anni '90, con Jean-Jacques Bolanz (-122 m) e Olivier Isler (-139 m), fino al 2003-2004, quando Luigi Casati portò il limite a -186 m, un record che rimase imbattuto per quasi vent'anni, fino alla ripresa delle attività del team polacco.
L'immersione culminata nel nuovo primato ha avuto inizio alle 11:05. Pitała si è immerso accompagnato da Tomasz Wciórka, che lo ha assistito fino a -40 metri, prima che l'esploratore proseguisse in solitaria, sfruttando due scooter subacquei. In un lasso di tempo ridotto, ha raggiunto i -235 metri, recuperando un rocchetto lasciato in precedenza. Da lì, ha continuato lungo un cunicolo inesplorato per oltre 100 metri, con una profondità in costante aumento. Alla fine del passaggio, un quinto pozzo si è aperto davanti a lui, portandolo fino a un fondo roccioso oltre i -280 metri. Qui, Pitała ha lasciato un altro rocchetto prima di iniziare la risalita. Il computer di immersione ha registrato la straordinaria profondità di -292 metri. Durante il ritorno in superficie, Pitała ha incontrato nuovamente Wciórka a -120 metri, mentre Bartosz Zdziebel e Luca Cavicchioli hanno gestito le lunghe fasi di decompressione. Dalla superficie, Michał Sojka ha coordinato l'intera operazione. Alle 19:12, dopo otto ore, lo speleosub è riemerso nel laghetto, accolto dai membri del team e dagli speleologi del GGG – Gruppo Grotte Giara Modon, che hanno costantemente fornito supporto alle esplorazioni della grotta.
L'impresa di Bartłomiej Pitała e del suo team nell'Elefante Bianco sottolinea non solo l'audacia e la preparazione tecnica degli speleosub, ma anche la continua ricerca dei limiti umani nell'esplorazione di ambienti estremi. Questo risultato non solo riscrive un record, ma ispira anche un senso di meraviglia per le profondità inesplorate del nostro pianeta. Ogni discesa in questi abissi sommersi rappresenta una testimonianza della sete di conoscenza e della tenacia dello spirito umano, spingendo sempre più in là i confini di ciò che consideriamo possibile e rivelando la straordinaria bellezza e complessità del mondo sotterraneo.
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