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Renzino Cosson: un'esistenza tra vette, amicizie e il cuore del Rifugio Bertone
Questa narrazione si immerge nella vita straordinaria di Renzino Cosson, una figura leggendaria nel mondo dell'alpinismo. Attraverso le sue parole, si svela il profondo legame con il Rifugio Bertone, da lui fondato e gestito, e l'amicizia indissolubile con il suo mentore, Giorgio Bertone. Un viaggio che tocca le vette più impervie, esplora l'evoluzione dell'alpinismo e riflette sul significato autentico della montagna, lontano da ogni retorica. È un tributo a una vita vissuta con passione, dedizione e un amore incondizionato per l'ambiente alpino, evidenziando il coraggio e la tenacia di chi ha saputo trasformare una visione in una realtà concreta.
La straordinaria odissea di Renzino Cosson: dalla solitudine iniziale al fulcro dell'alpinismo
Correva l'anno 1982, un'estate che Renzino Cosson ricorderà per sempre. Il neo-inaugurato Rifugio Bertone, sopra Courmayeur, apriva le sue porte in un agosto quasi deserto, con un unico avventore a pranzo. Un inizio umile, quasi profetico di quanto sarebbe cambiato. Oggi, lo stesso rifugio, guidato da Cosson, sua moglie e la figlia Alice, è un punto di riferimento tale da richiedere tornelli per gestire l'incessante flusso di visitatori. La trasformazione da un semplice alpeggio in un rifugio moderno, avvenuta nell'80, fu un'impresa visionaria e, per molti, folle. L'ingegnere che ne firmò il progetto rifiutò il compenso, convinto che si trattasse di un'iniziativa destinata al fallimento: "stai facendo un buco nell'acqua, non verrà mai nessuno!" Oggi, i numeri parlano da soli: 70 mila presenze tra giugno e settembre dello scorso anno, cifre che sfidano la concezione di un semplice sentiero di montagna. Nonostante l'afflusso massiccio, lo spirito originario del rifugio rimane intatto, intriso di storia e di un profondo legame con l'alpinismo. Se un tempo la sfida era attrarre la gente, ora è quella di mantenere l'essenza di un rifugio in un'epoca che tende a trasformare ogni luogo in una destinazione turistica. Come sottolinea Alice Cosson, la ricerca della qualità è una priorità, sebbene non sia semplice gestire le "richieste insensate" di chi confonde un rifugio con un albergo. Questo luogo, tuttavia, è molto più di una struttura ricettiva; è un vero e proprio santuario della memoria, simbolo di un legame indissolubile: quello tra Renzino e Giorgio Bertone. Quest'ultimo, maestro e compagno di innumerevoli scalate, fu per Renzino una guida, non solo sulle impervie pareti rocciose, ma anche nella vita. Un'amicizia forgiata tra le vette più alte, culminata nell'impresa storica del Nose nel 1974, la prima cordata italiana su quella parete. L'incontro con lo Yosemite fu un'esperienza che mise alla prova la tenacia di Renzino, ma fu anche lì che Bertone, di fronte alle difficoltà, pronunciò le parole che suggellarono la loro amicizia: "forse sì, ma un amico no". Il loro rapporto andava oltre la montagna: Bertone insegnò a Renzino l'amore per la musica e la fotografia, lasciando un vuoto incolmabile dopo la sua scomparsa. La passione per la fotografia, ereditata dal maestro, è per Renzino un modo silenzioso di trasmettere l'amore per la montagna, un amore che lo ha portato a immortalare persino Giovanni Paolo II ai piedi del Monte Bianco. Nonostante le scalate in ogni angolo del mondo, dal Sahara al Canada, Renzino ha sempre mantenuto un legame profondo con la sua amata Valle d'Aosta. A sessant'anni, dopo aver spinto il suo corpo al limite sulle vette più estreme, ha deciso di ritirarsi dall'alpinismo attivo, non prima di aver lasciato un segno indelebile come responsabile del soccorso alpino regionale. Nel 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito l'Ordine al Merito per il suo impegno, un riconoscimento che Renzino, con la sua innata modestia, minimizza, preferendo il genuino affetto dei suoi ex colleghi e amici. Oggi, il Rifugio Giorgio Bertone, a 1.980 metri di quota sopra Courmayeur, è una meta imperdibile per gli amanti della montagna, offrendo panorami mozzafiato sui ghiacciai e le vette del Monte Bianco. È un punto di sosta fondamentale per escursionisti e trekker che percorrono l'Alta Via della Valle d'Aosta e il Tour du Mont Blanc, un simbolo di una passione che continua a vivere e a ispirare.
La storia di Renzino Cosson e il Rifugio Bertone ci insegna l'importanza della visione e della tenacia nel perseguire i propri sogni, anche quando gli altri li considerano irrealizzabili. È un monito a non perdere di vista l'essenza di ciò che amiamo, soprattutto in un mondo in continua evoluzione, dove la tradizione rischia di essere sopraffatta dalla modernità. Ci ricorda che le amicizie autentiche, forgiate nelle difficoltà e condivise nelle passioni, sono un tesoro inestimabile. In un'epoca in cui la montagna rischia di diventare un semplice sfondo per selfie, Renzino Cosson ci invita a riscoprire la bellezza del silenzio, la forza della natura e il valore della gratitudine, ricordandoci che la vera ricchezza non risiede nei numeri, ma nelle esperienze e nei legami che costruiamo lungo il cammino.
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