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Ritrovato il Base Jumper Scomparso sulla Busazza dopo Mesi di Ricerche
Le prolungate e difficili ricerche del base jumper finlandese Lasse Pekka Ruuskanen, scomparso lo scorso novembre sulle impervie pareti della Busazza, si sono concluse con il ritrovamento e il recupero del suo corpo. L'operazione, durata diverse ore e resa ardua dalla conformazione del terreno e dalla scarsa visibilità, ha messo alla prova la tenacia e la professionalità delle squadre di soccorso. Il ritrovamento pone fine a mesi di incertezza per i familiari e gli amici, che avevano lanciato l'allarme dopo la mancata comunicazione con il 35enne appassionato di lanci con la tuta alare.
Lasse Pekka Ruuskanen, un appassionato di lanci con la tuta alare, era presumibilmente saltato dalla vetta della Busazza il 16 novembre 2025. La sua scomparsa fu segnalata il giorno seguente da un amico preoccupato, che non riusciva a mettersi in contatto con lui. Il furgone di Ruuskanen fu trovato parcheggiato vicino al Rifugio Capanna Trieste, dando il via a una vasta operazione di ricerca.
Le squadre di soccorso, incluse quelle a terra e quelle aeree, iniziarono le ricerche già nella notte tra il 16 e il 17 novembre. Tuttavia, una nevicata abbondante costrinse presto all'interruzione delle operazioni. La neve coprì le pareti della montagna oltre i 2200 metri, includendo la quota di circa 2600 metri dove il telefono cellulare del base jumper era stato localizzato. Questa posizione fu ulteriormente confermata da un sorvolo con tecnologia Recco.
Nei mesi successivi, il Soccorso Alpino, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco e i Carabinieri hanno continuato a monitorare la zona. L'area era estremamente insidiosa, caratterizzata da un profondo canale verticale con accumuli di neve e numerosi anfratti, che rendevano estremamente difficile individuare il punto preciso dell'incidente. Anche dopo la fine dell'inverno, le perlustrazioni non si sono mai fermate. I soccorritori hanno effettuato osservazioni continue con droni e binocoli, attendendo che la neve si sciogliesse progressivamente dalla parete.
La svolta nelle ricerche è avvenuta il 1° giugno, quando una squadra con un drone ha individuato una vela scura a quota 2600 metri, proprio nella zona corrispondente alla geolocalizzazione del cellulare. Informata la Prefettura, è stato organizzato il recupero. Sette soccorritori si sono recati al Rifugio Capanna Trieste, mentre un elicottero ha trasportato quattro tecnici e un tecnico di elisoccorso in parete. Nonostante un peggioramento delle condizioni meteorologiche, che ha costretto la squadra ad attendere in parete per oltre un'ora, l'operazione di recupero è stata completata nel tardo pomeriggio, ponendo fine a questa lunga e complessa vicenda.
L'episodio evidenzia i rischi intrinseci degli sport estremi e la dedizione incessante delle squadre di soccorso che, per mesi, hanno operato in condizioni estreme, impiegando risorse umane e tecnologiche per risolvere il caso. Il ritrovamento della salma ha permesso di chiudere un capitolo doloroso e di restituire pace ai familiari, seppur nel dolore della perdita.
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