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Marco Bernardi: Un'Esplorazione Alpinistica tra Passato e Presente
L'articolo ripercorre la straordinaria carriera di Marco Bernardi, un alpinista che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'arrampicata. Dalle sue audaci ascensioni solitarie sulle pareti più imponenti delle Alpi, come lo Scarason, al suo ruolo pionieristico nello sviluppo dell'arrampicata sportiva in Italia, Bernardi incarna l'evoluzione di una disciplina. Il suo contributo non si limita alle imprese fisiche, ma si estende alla sua visione e al suo spirito di esplorazione, che hanno ispirato generazioni di scalatori. La sua storia è un viaggio attraverso il coraggio, la tecnica e la profonda connessione con la natura, che continua a vivere anche dopo il suo ritiro dalle competizioni, attraverso la sua dedizione all'informatica e alle attività all'aria aperta.
L'Alpinista Solitario e il Pioniere dell'Arrampicata Moderna: La Storia di Marco Bernardi
Nel gennaio del 1981, un giovane alpinista piemontese, Marco Bernardi, all'epoca quasi ventitreenne e residente a Rivoli, alle porte di Torino, compì un'impresa che avrebbe lasciato il segno. Bernardi aveva già scalato in solitaria vette leggendarie come la Parete Sud della Barre des Écrins e la Parete Est delle Grandes Jorasses, tracciata da Gervasutti e Gagliardone nel 1943. Ma la sua successiva sfida fu lo Scarason, una cima di 2352 metri nella catena del Marguareis, la cui parete Nord-est era considerata il 'massimo concentrato di difficoltà nelle Alpi Liguri'.
La descrizione epica di questa parete da parte di Alessandro Gogna, che la salì nel 1967 con Paolo Armando, ne attestava la notevole difficoltà. Il 27 gennaio 1981, Bernardi attrezzò il primo tratto della via per poi bivaccare. Il giorno seguente, in un giorno e mezzo, completò l'ascensione, superando con relativa facilità gli strapiombi di roccia friabile che avevano tanto impegnato i suoi predecessori. La sua salita rappresentò la terza ascensione assoluta della via, oltre che la prima invernale e la prima solitaria.
Negli anni successivi, Bernardi si allontanò dall'alpinismo tradizionale, concentrandosi sull'arrampicata sportiva, disciplina alla cui fondazione diede un contributo significativo. Problemi fisici lo costrinsero poi ad abbandonare le competizioni. Gian Piero Motti ed Enrico Camanni, nella loro 'Storia dell'Alpinismo', lo definiscono una figura di 'cerniera tra il "vecchio" alpinismo e la "nuova" arrampicata atletica'. Bernardi stesso, molti anni dopo, nel 2025, durante un convegno del Club Alpino Accademico, ricorderà che il suo 'innamoramento' per l'alpinismo fu breve ma gli lasciò 'ricordi bellissimi'.
La sua passione per la montagna nacque in tenera età. Da bambino, durante una vacanza in Val di Susa, fu affascinato dalle luci e dal paesaggio dominato dallo Chaberton. A nove anni, dichiarò di voler diventare guida alpina, un sogno rafforzato dalla lettura di 'Le mie montagne' di Walter Bonatti, ricevuto in regalo a dodici anni, che lo avvicinò all'alpinismo 'stoico'.
L'approccio pratico alla montagna iniziò a quindici-sedici anni con l'arrampicata su massi. Nel 1975, con un amico, affrontò la via normale italiana del Monte Bianco. Il 1978 segnò la svolta, con il servizio militare che gli permise di dedicarsi all'arrampicata e allo sci. Salì il Pilier Gervasutti del Tacul e la Via degli Svizzeri del Grand Capucin. L'anno successivo, con Fabrizio Gualandi, compì l'indimenticabile salita della Parete Sud del Fou.
Bernardi entrò in contatto con i grandi nomi dell'alpinismo piemontese dell'epoca, come Ugo Manera, Lino Castiglia, Gianni Comino e Gian Carlo Grassi. Con quest'ultimo, aprì decine di vie, dalle Jorasses alla Roccia Nera del Breithorn, e scalò il Nose e la Salathé a Yosemite. L'influenza di Comino e Grassi fu determinante per Bernardi, che apprese da loro il valore dell'esplorazione, della tecnica e del coraggio. Questo lo spinse verso le solitarie, iniziando con la Parete Sud della Barre des Écrins e proseguendo con il concatenamento del Pilier a Tre Punte e il Pilier Sans Nom del Tacul.
La Parete Est delle Jorasses divenne il suo capolavoro, un'avventura solitaria in un ambiente selvaggio e isolato, compiuta in un solo giorno, assicurandosi per soli 150 metri. La successiva ascensione dello Scarason, dopo aver letto il 'racconto horror' di Gogna, fu un'esperienza più 'tranquilla' per Bernardi, a dimostrazione del progresso tecnico raggiunto in quegli anni. Anche se pensò di vivere di montagna, dedicandosi all'attività di guida alpina, preferì dedicarsi all'arrampicata sportiva, esplorando falesie da Yosemite alla Sardegna.
Negli anni '80, insieme ad Andrea Mellano ed Emanuele Cassarà, contribuì alla nascita delle gare di arrampicata, allontanandosi quando l'attenzione si spostò verso le pareti artificiali. Nel 1986, problemi muscolari lo costrinsero a smettere di arrampicare. Negli ultimi quarant'anni, ha lavorato come consulente informatico, mantenendo vivo il suo legame con la natura attraverso la canoa, lo scialpinismo e la mountain bike, continuando a esplorare il mondo con lo stesso spirito indomito che lo ha sempre contraddistinto, nonostante un recente infortunio alla clavicola.
La vita di Marco Bernardi ci insegna che la passione, se autentica, può evolversi e trovare nuove forme di espressione. Non è necessario rimanere ancorati a un unico modo di perseguire i propri sogni; a volte, è proprio il cambiamento a svelare nuove prospettive e a mantenere viva quella scintilla che ci spinge a esplorare, non solo le vette più alte, ma anche i percorsi meno battuti della vita.
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